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Meteorologia: una scienza giovane

METEOROLOGIA: UNA SCIENZA GIOVANE
In Italia si fa buona ricerca ma occorrono più investimenti
ROVERETO, 16/17 ottobre 2015
 
Intervista di Lino Giusti ad Antonio Speranza, presidente del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Fisica delle Atmosfere e delle Idrosfere
 
Il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Fisica delle Atmosfere e delle Idrosfere (CINFAI) è un ente nazionale di ricerca di cui fanno parte 22 atenei italiani, tra cui l’Università di Trento. Tra i settori di ricerca di cui si occupa il Consorzio ci sono la Meteorologia, la Climatologia e in generale tutte le problematiche dell’Ambiente e della sua gestione. Molte le tematiche trattate in quest’ambito, tra le quali: il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici, la gestione multi rischio ambientale, la previsione e l’osservazione di eventi meteo climatici estremi. Nella promozione di iniziative di ricerca di carattere strategico-strutturale, il CINFAI è riuscito ad integrare competenze scientifiche differenti (modelli numerici, misure in situ, analisi immagini satellitari, ecc.) e realtà territoriali (Capitanerie di porto, Sovrintendenza, Protezione Civile, Comuni, Province, regioni, ecc. ), creando un efficiente modello di trasferimento della ricerca. Recentemente il Consorzio ha esteso il suo tradizionale dominio operativo verso la ricerca industriale: dai motori a combustione esterna per la produzione di energia con solare-ternodinamico alla preservazione e valorizzazione dei beni culturali, fino alla gestione di ambienti urbani.
Abbiamo rivolto alcune domande al Presidente del CINFAI Antonio Speranza, già professore ordinario della School of Sciences and Technologies dell’Università di Camerino.
 
Professor Speranza, qual è lo stato dell’arte della ricerca che viene svolta nelle università italiane nel settore della meteorologia? Si ottengono buoni risultati?
Penso che quest’ambito di ricerca abbia le stesse caratteristiche di qualità di altri settori, come la fisica, la matematica, l’informatica o l’ingegneria, nei quali ho maturato un’esperienza diretta nell’ambito della mia attività universitaria. Ci sono alcune punte di assoluta eccellenza e un livello medio-buono, ma non adeguatamente supportato e valorizzato. Il segreto delle grandi culture scientifiche è quello di far lavorare bene i ricercatori “normali” (i geni sono rari e possono fare da soli).
 
E’ un settore strategico sul quale gli atenei dovrebbero investire maggiormente?
Certamente. Basta aprire un giornale o accendere la televisione per capire le motivazioni sociali. Ma esistono anche motivazioni culturali perché la Meteorologia è una disciplina molto moderna sotto il profilo strutturale: ad esempio è stata leader nell’uso sistematico di modelli numerici con gli studi condotti negli anni ’40 all’Università di Princeton.
 
Perché in Italia, rispetto ad altri paesi, è più difficile far collaborare pubblico e privato? Cosa si può fare in proposito, in particolare per quanto riguarda ricerca e trasferimento delle conoscenze nell’ambito della meteorologia?
Il trasferimento del mercato di alcune innovazioni (soprattutto di prodotto) non è immediato e richiede investimenti e tempo. Ci sono alcuni scogli da superare: le imprese private hanno usualmente difficoltà a fare investimenti e, comunque, hanno esigenze di rientro di capitale in tempi brevissimi; il settore pubblico opera d’urgenza (caso classico la Protezione civile) oppure con tempi virtualmente infiniti.